Come commentato in un precedente articolo, Trump sta cercando di trasformare gli Stati Uniti in uno stato più centralizzato, economicamente protezionista e socialmente conservatore, mentre a livello globale punta a rivedere gli equilibri geopolitici in senso unilaterale e aggressivo, lasciando prevedere un mondo in cui le tre grandi potenze armate – Stati Uniti, Cina e Russia – si spartiscono territori strategici secondo i propri interessi nazionali. Il suo progetto aumenta la polarizzazione interna, con il rischio di proteste e scontri istituzionali, e compromette le relazioni con gli alleati tradizionali, favorendo un mondo più frammentato e instabile.
Ma se Trump imponesse tagli al welfare mentre l’economia entra in recessione e si scatena l’inflazione a causa della sua politica protezionista, la situazione sarebbe ancora peggiore e gli Stati Uniti potrebbero entrare in una crisi sociale e politica senza precedenti, come abbiamo analizzato in un altro articolo.
Trump potrebbe approfittare del probabile collasso economico e sociale per rafforzare il proprio potere in modo autoritario. Lo scenario probabile è che sfrutterebbe il caos sociale, l’instabilità economica e l’insicurezza pubblica per giustificare una centralizzazione del potere e una svolta autoritaria negli Stati Uniti. L’escalation di crisi multiple – tagli al welfare, dazi, inflazione, licenziamenti, recessione, proteste – potrebbe offrirgli l’opportunità perfetta per rafforzare il potere presidenziale, con il pretesto di salvare la nazione dal collasso.
Il primo passo potrebbe essere la dichiarazione dello stato di emergenza
Trump potrebbe usare le proteste di massa, i disordini sociali e l’aumento della criminalità come giustificazione per dichiarare uno stato di emergenza nazionale. Questo gli darebbe il potere di aggirare il Congresso e di governare per decreti esecutivi. Potrebbe, inoltre, sospendere temporaneamente i diritti civili, come il diritto di protestare o la libertà di stampa, come accadde con il Patriot Act post-11 settembre.
Il secondo passo potrebbe essere la militarizzazione della società
Trump potrebbe schierare la Guardia Nazionale e l’esercito nelle città per reprimere manifestazioni e scioperi. Potrebbe usare le forze di sicurezza federali, come FBI, DOJ e Homeland Security, per indagare, intimidire o incarcerare i leader dell’opposizione. Potrebbe spingere per nuove leggi che criminalizzano le proteste di massa, rendendo più facile l’arresto di attivisti e dissidenti.
Il terzo passo potrebbe consistere nel controllo del sistema giudiziario
Trump potrebbe nominare giudici ultra-lealisti nelle corti federali per garantirsi una protezione legale. Potrebbe delegittimare la Corte Suprema o aggirarla con ordini esecutivi, accusandola di far parte del Deep State. Potrebbe ampliare i poteri del DOJ per perseguitare oppositori politici, giornalisti e critici.
Il quarto passo potrebbe consistere nell’attacco al sistema elettorale
Trump potrebbe manipolare le elezioni attraverso nuove restrizioni al voto, la chiusura di seggi elettorali nei distretti democratici e la promulgazione di leggi che rendono più difficile il voto per le minoranze e i giovani. Potrebbe tentare di controllare gli elettori presidenziali, spingendo gli stati repubblicani a nominare rappresentanti favorevoli a lui, anche in caso di sconfitta al voto popolare, come aveva già tentato nel 2020. Potrebbe dichiarare le elezioni “truccate” e rifiutarsi di lasciare il potere nel 2028.
Il quinto passo potrebbe consistere nell’uso della propaganda e della censura
Trump potrebbe attaccare i media indipendenti, accusandoli di diffondere fake news e promuovendo solo i media filo-Trump come Fox News, Newsmax e OAN. Potrebbe aumentare la sorveglianza digitale, giustificandola con la necessità di tutelare la sicurezza nazionale. Potrebbe creare un clima di paura costante, spingendo la popolazione a sostenere misure repressive per garantire la stabilità.
Che potrebbe impedire questo giro autoritario?
Nonostante i rischi di una svolta autoritaria, ci sono ostacoli significativi che potrebbero impedire a Trump di diventare un vero “uomo forte” sul modello di Putin o Orban.
Innanzitutto, la resistenza dei governatori democratici. Stati come California, New York, Illinois e Washington potrebbero rifiutarsi di applicare misure federali repressive. Le agenzie federali potrebbero sfidare legalmente il presidente per bloccare i suoi ordini esecutivi. I governatori potrebbero spingere per un’autonomia economica e politica crescente. Tutto ciò in parte sta già succedendo.
Alcuni alti ufficiali militari potrebbero opporsi a un uso eccessivo dell’esercito per reprimere le proteste. FBI e CIA potrebbero dividersi tra agenti pro-Trump e agenti che vedono la sua amministrazione come una minaccia alla Costituzione. Tuttavia, se Trump riuscisse a epurare le gerarchie e sostituire i leader con fedelissimi, potrebbe ottenere il controllo totale su queste agenzie.
Da considerare anche la reazione della popolazione. Movimenti progressisti come Black Lives Matter, Democratic Socialists of America e Sunrise Movement potrebbero organizzare proteste di massa contro la deriva autoritaria. Lavoratori e sindacati potrebbero promuovere ondate di scioperi nazionali e boicottaggi contro le politiche di Trump. Un’eventuale radicalizzazione della sinistra comporterebbe il rischio di scontri tra manifestanti e gruppi armati di estrema destra.
Per ultimo, la Corte Suprema potrebbe svolgere il ruolo di istituzione “resistente”. Anche se la Corte Suprema è a maggioranza conservatrice, alcuni giudici potrebbero opporsi a una presa di potere eccessiva. In ogni caso, un possibile conflitto legale tra la Corte Suprema e la Presidenza potrebbe scatenare una crisi costituzionale senza precedenti.
Tre possibili scenari
A seconda di come reagirebbero la popolazione, il Congresso e le istituzioni, il futuro potrebbe evolversi in modi diversi.
Un primo e più probabile scenario sarebbe quello di un autoritarismo soft
Trump consoliderebbe il potere attraverso leggi repressive, il controllo dell’informazione e la manipolazione elettorale. Manterrebbe, però, un sistema formalmente democratico, ma sempre più squilibrato a favore dell’esecutivo. La risposta di Trump alla polarizzazione estrema porterebbe a una democrazia illiberale stile Ungheria.
Un secondo scenario è quello della reazione istituzionale e dell’impeachment
Questo significherebbe che le proteste e la resistenza politica sono così forti che il Congresso o la Corte Suprema riesce a fermare la debacle autoritaria. Trump verrebbe impeached ocostretto a fare marcia indietro, ma il danno istituzionale resterebbe profondo. Gli Stati Uniti rimarrebbero instabili, con una forte divisione tra gli Stati rossi e quelli blu.
Un terzo scenario è quello di una crisi politica totale e di un possibile collasso federale
Se gli Stati democratici si ribellassero apertamente contro le politiche federali, potrebbe emergere una frattura politica tra gli Stati rossi e quelli blu. Si aprirebbe, di conseguenza, una crisi costituzionale senza precedenti, con alcuni stati che minaccerebbero una forma di autonomia politica o economica. Movimenti separatisti potrebbero guadagnare popolarità, spingendo gli USA verso una forma di “guerra civile fredda” o verso la dissoluzione dello stato federale.
In conclusione, Trump potrebbe effettivamente approfittare del caos per rafforzare il proprio potere e minare le istituzioni democratiche
Se si combinassero tagli ai programmi sociali, la crisi economica e la repressione delle proteste, potrebbero crearsi le condizioni per una trasformazione autoritaria degli Stati Uniti. Tuttavia, le sue probabilità di successo dipenderebbero da vari fattori. Dal controllo del Congresso: se i Repubblicani lo sostenessero, il rischio di successo aumenterebbe. Dalla reazione della popolazione: se le proteste diventassero di massa, il rischio di successo diminuirebbe. Dal ruolo dell’esercito e delle istituzioni, se gli alti comandi lo appoggiassero, la democrazia americana correrebbe un serio pericolo.
In uno qualsiasi dei tre scenari, gli Stati Uniti potrebbero entrare nella fase più pericolosa della loro storia moderna, con il rischio concreto di una deriva autoritaria o di una crisi istituzionale di vasta scala.
E questo si rifletterebbe a livello internazionale, con serie conseguenze. Si verificherebbe un’erosione della già declinante egemonia degli USA. Se gli Stati Uniti entrassero in un periodo prolungato di caos, potrebbero perdere il loro status di superpotenza globale. Cina e Russia potrebbero approfittarne per ampliare la propria influenza. Gli alleati occidentali potrebbero ridurre la loro dipendenza dagli USA, accelerando la frammentazione del blocco occidentale. Sarebbero persino ipotizzabili aumenti delle tensioni separatiste interne, con stati come la California che potrebbero esplorare forme di autonomia economica, se non addirittura di secessione, come analizzato in un precedente articolo.
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